Vivere Over

Il progetto Over raccontato da Daniela Pagliaro, Regional Area Manager presso la Residenza Over di Sondrio

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«Bisogna dare qualità ma soprattutto umanità a queste persone che sono una ricchezza imperdibile e verso le quali abbiamo un debito di gratitudine visto quello che hanno dato a noi negli anni precedenti».

Daniela Pagliaro è una toscana verace; lo capisci dal suono inconfondibile della «c» quando parla e dal fatto che alla fine dell’intervista sai perfettamente tutto di lei: simpatia, intelligenza, serietà e tanto, tanto cuore.

«Qual è il mio compito all’interno di Over? Seguo l’avvio di queste nuove strutture che sono vere e proprie Start Up. Organizzo, faccio in modo che dall’inizio del progetto al via sia tutto a posto: sia per i senior che nella struttura stessa. In pratica mi occupo della scelta del personale, dai fisioterapisti al personale delle pulizie, come seguo i lavori negli appartamenti e negli spazi comuni. Diciamo che ho parecchio lavoro ma altrettanto entusiasmo».

Nella sua attività professionale avrà conosciuto e avuto contatti con diverse città. Qual è stato il suo rapporto con Sondrio?

«Direi ottimo, davvero. In passato, in altre città ho incontrato difficoltà soggettive ed oggettive. Non qui, non a Sondrio. È una città piccola, dalla forte dimensione umana. Il contatto con le autorità comunali e sanitarie come con il volontariato è stato un approccio familiare e molto costruttivo. E anche noi ci siamo trovati bene: siamo stati accolti da persone che hanno collaborato attivamente. Si è soliti definire la gente di montagna come persone chiuse. Sarà: io ho trovato tanto calore e disponibilità».

Il progetto di Over è un’assoluta novità rispetto alla normale Rsa. Come è stata percepita la cosa? I senior con cui siete venuti in contatto hanno compreso la diversità e bontà del vostro progetto?

«Assolutamente si. La difficoltà iniziale è stata spiegare la novità di questi appartamenti protetti. Non più Rsa e nemmeno un centro diurno o una comunità. Ci chiedevano tutti di cosa si trattasse e dicevamo a loro che si tratta di una sorta di condominio «libero» in tutto e per tutto: spesa, pulizie, tempo libero, dove però c’è personale assistenziale pronto a dar loro quella sicurezza che a casa magari manca. Una volta iniziato, una volta compreso il messaggio sono arrivate le richieste e gli ingressi anche in questo periodo di grossissime difficoltà legate al Covid e ai vari Dpcm con tutte le limitazioni del caso».

Cosa ha colpito maggiormente in maniera positiva?

«Guardi, c’è una cosa che subito ha conquistato le diverse persone che attraverso un’attività di marketing quasi porta a porta ed il famoso «passaparola» abbiamo invitato a vedere la struttura e il tipo di vita che si può avere qui: gli appartamenti. Nessuno si immaginava che fossero così belli, moderni, curati e sono rimasti sorpresi sia gli over che i loro familiari. Arredi moderni ma allo stesso tempo comodi ed adatti alla loro età. La struttura di Sondrio poi ha molte vetrate che danno luce a spazi dai 35 fino a quasi 60 mq, molto lontani da quell’idea di spazi chiusi a cui siamo abituati se si pensa a certi ricoveri per anziani».

Appartamenti tecnologicamente avanzati…

«Tecnologia e domotica sono un fiore all’occhiello delle nostre strutture. Con un tasto chi è dentro la casa gestisce luce, tapparelle e questa cosa piace molto. Tecnologia però semplice, alla portata di chi non ha molta dimestichezza con tutto ciò che è digitale. Tutto studiato e fatto a misura di queste persone che hanno un’altra preparazione. Ma non sono per nulla diffidenti davanti a tutto ciò che è moderno. Si tratta di persone curiose, interessate (chiave o tessere magnetica ad esempio per entrare in casa) e questo rende tutto più facile».

I Familiari… I cosiddetti «caregiver». Possiamo dire che Over è molto dedicato anche a loro?

«Assolutamente si. I familiari sono un’altra parte importante del nostro progetto a cui dedichiamo molte energie. A loro infatti diamo quella sicurezza necessaria dato che, di fatto, ci «affidano» i loro cari. Si forma così una nuova comunità tra gli ospiti, i familiari e noi. L’obiettivo è quello di venire incontro a tutte le esigenze degli ospiti per farli stare nel miglior modo possibile offrendo professionalità ma anche calore nostro, calore umano. Serenità che si trasmette poi in maniera diretta ai loro parenti e che fa la differenza».

Il progetto di Over non è solo struttura e servizi. Sono soprattutto persone. In che maniera vengono da lei selezionate?

«Ho un’attenzione quasi maniacale nella scelta del personale. Devono essere persone con una mentalità diversa da quella che lavora nelle abituali Rsa. Chi lo fa in quelle strutture deve seguire ritmi, orari, turni che a volte non gli permettono di dare le giuste attenzioni. È l’ospite da noi che invece determina orari, tempo, lavoro. Siamo molto più flessibili seguendo ciascun ospite in maniera personalizzata. Dal buongiorno allo sport, al tempo libero tutto viene lasciato in maniera quasi libera ed il personale va adeguato a questa libertà».

Qual è tra i tanti il servizio più richiesto?

«In assoluto quello della cucina. Il concetto base soprattutto delle donne è molto semplice: ho faticato e cucinato per una vita ora voglio essere servita e riverita. Così scelgono di avere la cucina, che sia mezza pensione o pensione completa. E anche a questo servizio abbiamo dedicato molta cura. La cucina è fortemente legata al territorio, per rispettare anche le tradizioni dei nostri ospiti, ma soprattutto è sana e a km zero. C’è molta varietà ma altrettanta qualità. In Over il controllo del cibo è fondamentale. Chi si trova da noi alla fine deve sentirsi come a casa. Cosa c’è di più bello?».

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