Mondo Over&Senior

Over 65 e II ondata pandemica: nuovi risvolti psicologici

di Elena Zito, Lucia Caimmi e Concetta Colaninno 

La pandemia da Sars-Cov-2 coinvolge tutti, ma la vulnerabilità maggiore all’infezione è quella della  fascia d’età over 65. Per capire meglio quanto questo impatti nella nostra società approfondiamo alcuni aspetti: il nostro paese vanta un tasso di longevità elevato, per la qualità e lo stile di vita, e per la possibilità di molti di godersi una lunga “vecchiaia” (i centenari sono in costante aumento!).

Proprio perché siamo così longevi, parlare di terza età è ormai obsoleto. Non è un fattore esclusivamente cronologico infatti la qualità della vita che intercorre dai 65 ai 100 anni d’età è in evidente miglioramento, non soltanto dal punto di vista medico, che è anche legato allo stato di salute psichica e dal modo in cui le persone si appassionano alla vita e alle relazioni. Si parla ormai di una terza e una quarta età con confini non netti: la prima include neopensionati, spesso molto attivi o con un discreto stato di salute, con qualche difficoltà di carattere cronico che non ostacola però attività come frequentare amici, viaggiare, coltivare interessi culturali o di svago, fare i nonni e aiutare i figli con la gestione della quotidianità; la seconda è composta da persone con uno stato di “vecchiaia” più avanzato con una graduale riduzione dell’autonomia, sviluppo di più gravi patologie croniche che divengono degenerative, una ridotta mobilità, tutti aspetti che impoveriscono la rete sociale. Molte di queste persone non possono più prendersi cura degli altri, non possono essere di aiuto alla propria famiglia, diventando invece bisognosi di un proprio caregiver, un familiare o una badante, oppure risiedono stabilmente in RSA dove possono ricevere assistenza e cure, ma dovendo allontanarsi dagli affetti familiari.

La pandemia colpisce queste due categorie in maniera diversa: i senior maggiori, meno autonomi e più vulnerabili nella salute, stanno soffrendo maggiormente di un distanziamento fisico, e di conseguenza relazionale, dai famigliari; i senior più attivi invece devono limitare fortemente la loro mobilità, rinunciando alla parte più sociale della loro vita che interessa relazioni allargate, e devono prestare maggior attenzione all’autotutela a casa, perché i contagi in questo momento sono veicolati proprio dalle famiglie che frequentano e sostengono abitualmente.

Il distanziamento fisico, arma indispensabile per contrastare il contagio e le conseguenze particolarmente nefaste per gli anziani, non deve però coincidere con un impoverimento delle relazioni sociali. Se da un lato è salutare stare distanti dall’altro possiamo stare vicini, essere solidali e sentirci più uniti attraverso la tecnologia, che non sostituisce il contatto diretto ma funziona per integrare il depauperamento relazionale.  

Nel lockdown iniziato a Marzo l’isolamento sociale è stato accettato dal pensiero comune come un danno collaterale e temporaneo, ma ha generato un disagio psicologico evidente, soprattutto nelle fasce di popolazione più sensibili come i giovani e gli anziani. In questa seconda fase di pandemia, i disagi psicologici già sperimentati possono riacutizzarsi, e chi non ne aveva avuto percezione può iniziare a sentirsi emotivamente “affaticato”.

Il presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi, David Lazzari ha affermato, in una recente intervista sull’Huffpost, che il disagio psicologico non curato diviene “dolore psicologico” con ricadute anche sul corpo, sulla quotidianità delle persone, nella qualità e natura delle loro relazioni, nel mondo del lavoro, causando seri danni a lungo termine nella società. 

È quindi indispensabile intervenire con urgenti strategie integrate, sanitarie e non, di prevenzione e promozione delle risorse individuali/collettive e di supporto psicologico. La sofferenza psicologica non deve più essere considerata un tabù o qualcosa di inevitabile che bisogna tollerare in silenzio: è importante riconoscerla e chiedere aiuto agli psicologi per alleviarla.

Tra Aprile e Giugno, grazie alla partnership con Senior Italia FederAnziani e WindTre, 85 nostri volontari psicologi dell’emergenza hanno risposto al numero verde “Emergenza Solitudine” accogliendo e ascoltando tanti senior tutti i giorni per tre mesi dalle 14.00 alle 19.00. L’incontro telefonico con gli anziani ci ha consentito di avere una visione dettagliata delle emozioni e degli stati d’animo delle persone che stavano facendo i conti con una nuova forma di solitudine, derivata dall’obbligo del distanziamento fisico. Gli over 65 ci hanno parlato di tristezza e solitudine, di disorientamento e vuoto, della difficile accettazione di dover usare il telefono per restare in contatto con i propri cari, di sentire la mancanza di abbracci e incontri, di far fatica a riorganizzare la routine quotidiana privata delle uscite e delle chiacchiere con i conoscenti e, ovviamente, della paura del contagio e del contagiare, dell’ammalarsi e del morire in condizione di solitudine e impotenza come i telegiornali stavano raccontando. Questi stessi vissuti sono stati recentemente rilevati anche da una ricerca condotta da FederAnziani risalente a fine ottobre che ha descritto molte paure legate proprio agli sviluppi del Covid 19.

Oggi molte persone sono in difficoltà, deluse dall’impossibilità di tornare ad una fantomatica “normalità” (la vita com’era prima), altre che non riescono ad adattarsi a nuove forme di contatto con i servizi pubblici e di assistenza (prendere appuntamento, telefonare ecc.), altre in grave sofferenza per patologie che non hanno ricevuto la necessaria cura durante il lockdown, molti si sentono tagliati fuori oltre che per il distanziamento fisico anche per quello tecnologico, avendone un accesso difficoltoso per età e questioni economiche.

Ecco quindi emergere paura, rabbia, tristezza, ansia, angoscia, la confusione derivata da troppe informazioni non univoche, la ricerca spasmodica di informazioni per cercare di capire cosa stia succedendo, il disorientamento davanti a qualcosa di nuovo e misterioso come un virus: sono tutte emozioni, stati d’animo e comportamenti da considerare reazioni normali a una situazione assolutamente anormale e poco nota. Anche la completa negazione del rischio << il virus non colpirà proprio me>> o l’auto-segregazione in casa per il terrore <<finché il virus non passa, non uscirò di casa>>, sono reazioni possibili ma estreme e che indicano un disagio profondo.

Cosa fare?

In questa nuova fase in molti ci chiedono come affrontare gli stati d’animo del momento. Ecco alcuni suggerimenti proposti dai nostri esperti:

  • Selezionare le fonti informative: 

non cadere in infodemia cioè evitare di fare “abbuffate” di informazioni sul Covid 19. Meglio poche notizie, chiare e certe rilasciate dai canali ufficiali come il Ministero della Salute e la Protezione Civile. Utilissime anche le informazioni di “Senior News” il tg dedicato al benessere dei senior visibile sulle pagine dei social di Senior Italia FederAnziani

  • Coltivare le relazioni sociali e affettive:

Stabilire appuntamenti telefonici (o di videochiamata) giornalieri e settimanali con le persone importanti per noi, chiedendo aiuto a parenti e amici per aiutarvi nel farlo. Concedersi di chiacchierare con le persone mantenendosi a distanza e indossando sempre la mascherina compatibilmente con le indicazioni dell’ultimo dpcm valido; se avete un animale domestico impegnatevi nella sua cura: a fronte di tanta distanza fisica umana, quella animale è possibile e rassicurante.

  • Affrontare la paura di contagio e malattia:

applicare con costanza le indicazioni di tutela della salute anche in famiglia e a casa aiutando anche gli altri a rispettare le regole; comunicare con i propri cari con onestà emotiva (condividere emozioni e preoccupazioni); quando ci si sente sopraffatti dalla paura chiedere aiuto ad uno psicologo professionista 

  • Tenere attivi corpo e mente:

per prevenire il decadimento cognitivo e fisico e per mantenere alto il tono dell’umore è importante fare un po’ di esercizio (camminare, ginnastica specifica, yoga…) compatibilmente con le indicazioni dell’ultimo dpcm valido, coltivate un interesse/hobby e, se non siete soli, collaborate nelle attività domestiche. Particolarmente consigliato per i più attivi il contatto con la natura. Per chi ha problemi di mobilità o deve restare a casa, importanti le attività che tengono attiva la mente, come leggere, scrivere un diario, fare quiz, ascoltare musica, fare attività come la maglia o l’uncinetto, disegnare…

SIPEM SoS Federazione – Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza, Organizzazione di Volontariato accreditata al Dipartimento di Protezione Civile e presente in 12 regioni, si occupa da 21 anni di offrire supporto psicologico alle vittime di calamità naturali, incidenti e situazioni critiche che impattano sulle comunità, e di promuovere e diffondere le “buone prassi” ovvero comportamenti di tutela della propria e altrui salute a scopo preventivo.

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