Mondo Over&Senior

Le nuove realtà post Covid

di Rita Neri Wolff, Amministratore Delegato di Over&Over

Ormai è chiaro che la pandemia di coronavirus può essere considerata come l’evento più importante dall’inizio del nuovo secolo. Il 2020 è stato un anno senza precedenti nella storia recente, destinato a generare trasformazioni globali profonde. La crisi ha modificato i più vari ambiti, dal settore energetico alla mobilità, dai consumi quotidiani alla socialità, gettando le basi di un futuro che è ancora tutto da scrivere, ma che sicuramente vede in atto una potente spinta all’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche. 

Questo vale soprattutto nel campo della salute e di conseguenza degli Over 65 e delle loro famiglie.

Si è molto parlato in questo periodo di telemedicina, e negli ultimi mesi, più che in passato, un numero sempre maggiore di pazienti ha beneficiato di attività di assistenza e di monitoraggio dei propri parametri di salute attraverso l’utilizzo di tecnologie di informazione e comunicazione a distanza (ICT), ottenendo indicazioni terapeutiche da medici di famiglia e specialisti attraverso il proprio computer, tablet o smartphone. 

E l’uso di tali strumenti per la presa in carico dei pazienti anziani si sta rivelando essenziale per gestire anche le infinite liste d’attesa causate dai mesi di lockdown oltre che per seguire coloro che hanno maggiori difficoltà a raggiungere gli studi medici, perché costretti a commisurare rischi e benefici o perché parzialmente non autonomi.

Questo nuovo sistema si accompagnerà anche a una trasformazione del settore dell’immobiliare, mettendo al centro nuove formule di residenzialità concepite con lo stesso approccio: assistenza  24/7 a misura di senior, attivata in funzione delle necessità di socialità e privacy, assistenza quotidiana e supporto nelle emergenze. Insomma, formule capaci di rispondere ai bisogni di una società sempre più longeva, di persone desiderose di trasformare la longevità in una risorsa e in una ricchezza vivendo in autonomia e sicurezza, e di un sistema che intenda affrontare questa sfida senza soccombere, cogliendo anche semmai la grande opportuntà di rinnovamento strutturale che ne deriva. 

Ciò che ora possiamo auspicare è che al termine di questa fase si assista a un’accelerazione per costruire un nuovo modello di vita per tutti. Le Regioni ad esempio devono valorizzare, oltre alle strutture di Assisted Living monitorate anche attraverso la tecnologia, l’assistenza domiciliare e la telemedicina come una forma più efficiente e sicura di gestione del paziente cronico a casa propria. Occorre promuovere un processo di trasformazione culturale, informatizzare i cittadini, spesso ancora impreparati perché scarsamente alfabetizzati dal punto di vista digitale e con un livello culturale medio basso, soprattutto se guardiamo alla popolazione over 65 che rappresenta la principale fruitrice del SSN. 

E, ancora, formare medici e operatori sanitari sull’utilizzo degli strumenti digitali e di e-health, promuovere il coinvolgimento delle società scientifiche e dei sindacati medici nei processi di definizione dei percorsi di e-health, nella selezione di quelle prestazioni che potranno essere eseguite in remoto e quelle che richiederanno necessariamente la visita in presenza, a seconda delle aree terapeutiche e delle singole patologie. 

Tecnologia e professionalità insieme possono garantire qualità della cura e dell’assistenza sostenibili per il sistema.

Il cambiamento è già accessibile a tutti, infatti, accanto alle soluzioni più complesse ci sono tutti quegli strumenti di telemonitoraggio più elementari, che possono essere a portata di mano anche delle persone meno alfabetizzate da un punto di vista digitale e che rappresenteranno un perno attorno a cui ruoterà sempre più la salute delle persone, sempre più connesse e capaci di tenere i parametri sotto controllo. Strumenti “wearable”, ormai capillarmente diffusi, che stanno cambiando la nostra vita di tutti i giorni.

Occorre puntare con decisione su questo nuovo approccio, più sostenibile per il sistema perché in grado di ottimizzare gli interventi in residenze innovative o casa propria, di diminuire gli spostamenti e di mettere al centro la persona e i suoi reali bisogni.

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