Mondo Over&Senior

Il male minore

di Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani

Come spesso accade nelle crisi, anche la fase che stiamo attraversando rischia di rappresentare uno spartiacque tra i sommersi e i salvati: da un lato coloro che possiedono le risorse sociali, economiche, culturali, tecnologiche per andare avanti e sopravvivere al difficile momento, e dall’altro coloro che restano fuori, i lavoratori dei settori destinati a contrarsi, le donne con figli piccoli che perdono il lavoro, le imprese più fragili, gli abitanti delle aree maggiormente colpite dal Covid, gli studenti con un background familiare difficile e con meno risorse digitali, e infine quella parte del mondo senior rappresentata dagli anziani fragili, soli, privi di una rete sociale, i non autosufficienti.

La pandemia, insomma, non ha colpito tutti allo stesso modo, nemmeno i senior. Se è vero che dal punto di vista della salute sono infatti loro le persone maggiormente a rischio, dal punto di vista economico invece l’universo “over” appare tutt’altro che monolitico davanti alla pandemia.

Da un lato ci sono gli anziani con le pensioni minime, magari in condizioni abitative precarie, che in questo periodo hanno visto aggravarsi ulteriormente la loro situazione. Quelli che hanno dovuto fare sacrifici, mettendo mano ai propri magri risparmi per aiutare figli e nipoti: moltissimi, da quel che ci dice un nostro sondaggio condotto in questo periodo.

Dall’altro ci sono le pensioni più solide, i risparmi, la proprietà immobiliare nelle mani di tanti senior: secondo un sondaggio (Belot et al), in Italia, gli over-65 hanno avuto il 25% in meno di probabilità rispetto ai più giovani (18-25 anni) di trovarsi con un reddito inferiore a prima.

La stessa tendenza si è potuta osservare negli Stati Uniti, in Francia e Giappone. Insomma, i loro nipoti, i cosiddetti millennials, sono stati costretti a ridurre maggiormente i propri consumi rispetto alle fasce di popolazione più anziane.

In conclusione, secondo i risultati di questo sondaggio, il lockdown avrebbe acuito maggiormente le diseguaglianze tra generazioni che quelle tra ricchi e poveri. E i senior ne uscirebbero come la generazione più forte. 

La fragilità semmai si annida altrove: accanto a questa forza economica, infatti, c’è la vulnerabilità di tutti quegli over 75 privi di reti familiari e sociali, quelli che la pandemia ha costretto in questi mesi a un isolamento forzato senza possibilità di mantenere relazioni e punti di riferimento.

Già prima del Covid il 40% degli ultra settantacinquenni dichiarava di non avere nessuno con cui parlare. Questo isolamento si è fatto oggi ancora più radicale, lasciando tante persone prive di ogni vita sociale, segregate in casa in una situazione di disorientamento, ansia e paura.

Per questo come federazione delle associazioni della terza età abbiamo deciso di rafforzare il nostro impegno per sostenere questa parte della popolazione, rilanciando quel numero verde di supporto psicologico già attivato nella prima fase della pandemia, insieme alla società italiana di psicologia dell’emergenza.

Affinché nessuno debba essere lasciato solo. Allo stesso modo stiamo ancora lavorando con la comunità medica scientifica in un fitto dialogo con le istituzioni per fare il punto sulle criticità nell’accesso alle cure e sulla difficile ripartenza dei percorsi diagnostici e terapeutici in tante aree, interruzione che evidenzia l’altra grande fragilità: quella della salute dei cronici al di là del Covid.

Ora abbiamo bisogno di risposte forti dalle istituzioni, per guardare oltre, con un forte impegno volto a rafforzare gli strumenti di protezione dei più deboli, dove accanto al sostegno alle famiglie vulnerabili, soprattutto quelle colpite dalla perdita del lavoro, dobbiamo vedere anche quello diretto ai senior di questo paese che nella pandemia hanno fatto come sempre la loro parte, che hanno pagato il prezzo più alto, non solo in termini di vite perdute ma anche continuando a supportare il resto della società, ritrovandosi in moltissimi casi persino nell’impossibilità di accedere alle cure mediche: nei loro confronti ora vanno attivate tutte le risorse possibili, va garantito l’accesso alle cure in modo equo e uniforme su tutto il territorio nazionale, guardando oltre la fase acuta della crisi, e accelerando la ripartenza della presa in carico di tutti i malati cronici. E non va dimenticata la solitudine.

In una situazione così drammatica abbiamo scelto, fra rischi del contagio e le limitazioni delle libertà, quello che era “il male minore” per i più. Ma ora dobbiamo impegnarci affinché lo strumento di precauzione, ovvero il distanziamento e la rarefazione dei rapporti, non diventi esso stesso radice di un male peggiore degli altri.

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